Il favoloso mondo di Aurelie

Scritto da Roberto Casaglia. Postato in Aurelie Filippetti

"Ogni anno, da bambina tornavo in Italia con i miei.
Prima a Gualdo Tadino, a trovare i nostri parenti, poi al mare a Cattolica.
Nella mia famiglia le donne parlavano e cucinavano italiano.
Ricordo gli gnocchi al ragù, i cappelletti, le lasagne.
Mio padre, invece, pretendeva che si parlasse francese. Quando è morto, la sua bara era avvolta nella bandiera della Repubblica".

Aurélie Filippetti è una donna attaccata alle proprie radici. E' fiera di provenire da una famiglia di italiani e di operai.

 

Non lo dice oggi, contornata dagli stucchi e dagli ori del palazzo del Ministero della Cultura francese. Lo ha sempre dichiarato con vanto.

aurelie filippetti 00La storia della sua famiglia, le difficoltà dell'emigrazione italiana in Francia nel secolo scorso, le aveva già raccontate nel suo intenso romanzo "Gli ultimi giorni della classe operaia", pubblicato in Italia nel 2005.
"Non era facile la vita per loro come per tutti i lavoratori italiani, trattati come macaronì, rital, così venivano chiamati in senso dispregiativo."

Quello dei nomignoli sprezzanti, con cui solitamente venivano additati gli italiani all'estero, per alcuni emigrati diventava un incubo.
"Fin dal primo giorno, alla scuola parrocchiale, ho il tremendo timore di essere chiamato wop (whitout papers cioè senza documenti, come gli americani di inizio Novecento indicavano gli italiani, ndr).

Essere chiamato dago davanti agli altri è un'umiliazione spaventosa. Prendo a detestare le mie origini. Sono nervoso quando porto a casa qualche amico: quel posto ha un'aria troppo italiana".

Questi alcuni passi di John Fante in uno dei suoi celebri racconti in cui narra la propria gioventù prima di riscoprire, anni dopo, il senso di appartenenza alla comunità di origine.

Aurélie invece non si vergogna della sua storia, italiana e operaia. Anzi, per lei è motivo di orgoglio, come dirà nel suo discorso del 23 novembre scorso.

"È per me una grande emozione essere oggi qui a Gualdo Tadino, nel cuore verde dell'Italia, dove ho le mie radici e dove nasce il nome che porto.
E' un immenso onore essere accolta in questa città, quella di mio nonno Tommaso e dei suoi fratelli Filippo e Mariano, che avete onorato come martiri della libertà.
E' una parte importante della mia storia che voi permette di far rivivere oggi, in questo giorno dove la città che ha visto nascere mio nonno diventa ufficialmente anche la mia."

A venti anni vince un concorso per entrare nella prestigiosa École normale supérieure de Fontenay-Saint-Cloud di Parigi, quindi comincia ad insegnare lettere classiche nei licei. Dopo aver trascorso un anno negli Stati Uniti, si avvicina alla politica militando nei Verdi e lavorando come assistente del ministro dell'Ambiente Yves Cochet.

Nel 2006 rompe con i Verdi e poco dopo viene contattata dallo staff di Ségolène Royal, all'epoca in corsa per l'Eliseo. "Ho accettato e, in vista delle elezioni legislative, ho chiesto di candidarmi nella regione che conosco meglio, dove sono nata e dove sono forti le mie radici."

Il destino, a volte, fa disegni strani e, per l'inizio della sua carriera politica, mette Aurélie Filippetti di fronte al passato della sua famiglia.
Negli anni Venti nonno Tommaso, insieme ai fratelli Filippo e Mariano, era arrivato in Lorena per lavorare nelle miniere.
Anche suo padre Angelo, prima di diventare sindaco di Audun- le-Tiche, si era guadagnato il pane nei giacimenti della Mosella.
"Si alzava tutte le mattine alle cinque ed era già sotto terra quando mi svegliavo.
Una volta che il cancro al polmone lo colpì, sputava di continuo, come tutti i vecchi minatori", racconta Aurelie.

aurelie filippettiQuando decide di candidarsi all'Assemblea Nazionale, il parlamento francese, nella sua circoscrizione della Mosella trova come avversario Alain Missoffe.
Missoffe non è uno qualsiasi: è il discendente dei padroni di quelle ferriere dove papà Angelo, nonno Tommaso e tanti italiani si sono spezzati la schiena per anni.
Lo scontro tra i due è al calor bianco: Aurélie attacca il rivale accusandolo di essere l'erede di una dinastia che ha abbandonato la Lorena al proprio triste destino dopo essersi arricchita alle sue spalle.
La risposta di Missoffe è un colpo sotto la cintura: "Senza la siderurgia, oggi la signora Filippetti sarebbe probabilmente candidata in Italia".

Nel giorno del suo compleanno, il 17 giugno, Aurélie la spunta per 744 voti in più dello sfidante. I tanti italiani di prima, seconda e terza generazione che vivono a Audun-le-Tiche e dintorni non la tradiscono.

E' l'inizio della sua brillante avventura nella politica che la porterà, cinque anni dopo, a ricoprire la carica di Ministro della Cultura e delle Comunicazioni, chiamata da François Hollande che vede in lei la persona giusta per guidare uno dei dicasteri più importanti di Francia.

Nel suo discorso di insediamento, il neo ministro ancora una volta non manca di ricordare da dove proviene: "In questo momento bisogna essere fieri non di me ma di mio nonno, che è morto per la libertà di tutti noi, e fieri di mio padre, che con il suo lavoro mi ha permesso di arrivare dove sono adesso."

Il primo atto ufficiale da ministro è una conseguenza.
Ai lustrini hollywoodiani della Croisette preferisce l'odore acre dell'acciaieria di Florange, in Mosella, dove molti operai rischiano il posto di lavoro.

Il Festival del Cinema di Cannes può attendere un giorno in più.

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