A volte i sogni...

Scritto da Giampiero Tasso. Postato in Don Chisciotte

Una persona mi ha postato una foto: è del 1989.
E' la foto di un articolo che avevo scritto per una gara di motocross a Gualdo Tadino.
Quel piccolo diavolo che mi ha mandato la foto ha scatenato, nel sottoscritto, un putiferio e un inferno di emozioni, roba che uno mette dentro al dimenticatoio e la tiene lì bella chiusa, addormentata per sempre.
Ti tornano all'improvviso in mente le persone, gli occhi, la polvere, le moto, le storie, i racconti, le risate. Ti zompano addosso come gorilla, altro che scimmie.

Una gara a Gualdo Tadino, la mia infanzia, le mie estati, le mie vacanze.
La gara era particolare perchè la pista di Gualdo, che era abbandonata dagli anni '70, tornava a vivere con una corsa internazionale dove c'erano i nomi più prestigiosi di allora.
Fu un evento, migliaia di spettatori, inimmaginabile per una gara di motocross.
Ma quel diavolo che mi ha mandato la foto non sa quanto io amassi quella gara dal sapore mondiale, non sa quanto quella gara mi fa ancora a pezzi e mi commuove.
Perchè?
Avevo 13 anni e ogni estate il motocross arrivava a Gualdo Tadino ed ogni anno io aspettavo quella gara.
E poi il 1973.
Lo zio Goffredo mi accompagna con la 850 bianca polvere il sabato appena pranzo sulla pista.
Io ho il registratore a cassette "Fonavox" con il microfono esterno, il taccuino e la penna e la mia macchina fotografica Kodak 110, regalo di cresima, che scatta meravigliose foto in bianco e nero.
Meravigliose è una esagerazione... ma le scattava.
Volevo fare un articolo da giornalista. Sì da giornalista, è vero.
Scrivo, faccio interviste, scatto le foto.
Gli eroi sono Cavallero, Piron,Maddii, il "Boncio", Angelini.
Eroi, semplici eroi del motocross. Io sognavo di fare il giornalista, di interpretare quel sogno.
Ho seguito la gara la domenica, ho fatto foto che erano orribili ed irriconoscibili e poi il lunedì ho scritto l'articolo, in bella grafia su un quadernone verde, incollando le foto, trascrivendo le interviste dal registratore, mettendo le classifiche.
Un lavoro perfetto, da manuale.
E adesso, mentre scrivo, quelle lacrime scorrono senza fermarsi e io le lascio fare, perchè racconto un sogno, perchè me lo vivo addosso.
Di', Giam: quante volte hai sognato di essere un giornalista vero, di poter tornare su quella pista un giorno e farlo, scrivendo davvero e non immaginando?
E sedici anni dopo ci sei tornato su quella stessa pista.
C'erano ancora i sassi di allora, il discesone che ti svuotava lo stomaco, il salitone che non perdonava, i salti, i caroselli.
Quel sogno da ragazzino coraggioso lo vivevi sedici anni dopo, con il tesserino da inviato in tasca, una macchina professionale in mano e gli eroi che ti stringevano la mano e ti raccontavano se stessi, come allora.

Quella gara, 16 anni dopo, ti diceva: hai visto? I sogni prima o poi si avverano se ci credi.
E quella gara, quell'evento lo vivevi come lo avevi immaginato da ragazzino, in blu jeans e magliettina girocollo.

Ora scrivevi e mandavi gli articoli in fuorisacco, ora eri un giornalista che girava il mondo dietro alla carovana del motocross.
Ti pagavano pure e ti meravigliavi anche che potessero farlo per una cosa che amavi fare e che avresti fatto a gratis.
Dicono che le lacrime sono amare.
Non è mica vero.
Le lacrime a volte hanno un sapore tutto loro, dolce e innocente.
Il sapore dei sogni che si avverano.

motocross gualdo tadino

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