Jacopo Scassellati. Il giovin pittore è diventato grande

Scritto da Super User. Postato in Persone

Jacopo Scassellati è un pittore giovane, molto giovane.
E bravo, molto bravo.

L'Umbria ebbe modo di apprezzare le sue qualità quando la sua personale "Jacopo Giovin Pittore" fu ospitata nella prestigiosa Villa Fidelia di Spello.
Appena diciannovenne ricevette l'imprimatur da Vittorio Sgarbi che lo accostò a Parmigianino e a Raffaello.
"Se fosse nato nel Rinascimento, questo giovane sarebbe già un Maestro. Un ragazzo di talento che ha il ritmo di un tempo che non c'è più. E' cosa anomala".

Le opere di Jacopo, secondo Sgarbi, contengono una sorta di varietà e discontinuità, versatilità e curiosità, guardano a Picasso in chiave moderna, guardano a De Chirico, con segnali da Guernica.
"Fra 10 anni avrà toccato la sua maturità".

Jacopo è un artista di Sassari, ma con origini a metà tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra, precisamente di quella "zona di frontiera" che è Boschetto, da dove partì suo nonno Franco esportando l'arte della ceramica in quella splendida terra che è la Sardegna.jacopo scassellati

L'arte umbra lo ha affascinato fin da quando passava le ore nel laboratorio del nonno Franco a manipolare argilla e colori per creare, già allora, opere piacevoli e raffinate.
L'amore per la pittura fu chiaro a tutti quando, conseguita la maturità classica al Liceo Azuni, preferì all'Università l'Accademia di Belle Arti. Potè così dare sfogo alla sua grande passione, rivelando una conoscenza senza mediazioni delle tecniche e dei modi di dipingere e scolpire e un assoluto coinvolgimento emotivo per l'arte.

Qualche mese fa Jacopo è stato chiamato per dipingere il Palio 2013 dei Giochi de le Porte e, contemporaneamente, il Polo Museale ha promosso e curato una sua mostra, "Il Carro degli Dei", che ha aperto i battenti lo scorso 7 settembre presso la Chiesa Monumentale di San Francesco. Mostra e che successivamente sarà ospitata anche al Vittoriano degli Italiani a Roma e alla Rocca Paolina di Perugia.

"Jacopo Scassellati a 23 anni è un pittore che per simbologia e poetica dei soggetti, maturità ed eccellenza tecnica fuori dal comune, è già al centro dell'attenzione della critica", spiega Catia Monacelli, "il suo linguaggio e lo stile sono completamente nuovi e affondando lo sguardo nei fendenti di luce ci si ritrova coinvolti e rapiti: il mondo che ci prospetta Jacopo Scas-sellati cattura la mente e lo spirito anche dell'osservatore più disincantato".

Eroi ed eroine, dei e dee, vicende epiche, romanzesche e tragiche, popolano il cielo nero dell'artista: la bella e obbediente Ophélia e l'amore finito in dramma per Amleto, la grazia di Maria di Magdala, figura dal volto umano che insieme a Gesù rovescia gli ordini costituiti, Edipo, che si macchierà dell'orrendo delitto, uccidendo il padre e sposando poi sua madre Giocasta, la sterile Danae fecondata dalla pioggia d'oro di Zeus e, sopra tutte, la figura del cavaliere con il suo destriero.
Un dittico compone l'opera che dà il titolo alla mostra: "Il carro degli dei" è la settima carta dei tarocchi.

L'ispirazione di Jacopo Scassellati ha radici medioevali, quando l'arte alchemica prende avvio dalla lettura dei tarocchi e dai simbolismi che sono in grado di sciogliere.
"Il carro degli dei" rappresenta per Jacopo Scassellati il viaggio che l'artista compie verso una maggiore consapevolezza di sé e del suo linguaggio comunicativo. I cavalli che trascinano con impeto il carro si muovono in direzioni opposte: l'uno verso destra e l'altro verso sinistra. Il movimento antitetico racchiude il senso di una scelta: tra istinto e ragione, tra passione e serenità, tra amore e psiche.
Ne deriva una composizione profondamente epica: il "carro" è la rappresentazione della vittoria sugli eventi avversi della quotidianità, il superamento degli ostacoli che la vita ci impone.

A guidarlo con le redini saldamente strette in mano una figura femminile: la madre, la donna, l'amante. Un'Afrodite sospesa tra cielo e terra.
La figura maschile la sostiene, accompagna il suo abbandono, i gesti del cavaliere si fondono con il suo corpo in segno di protezione, ne stemperano il lirismo.
Una rappresentazione di forza e profonda sensualità che emerge dalle rovine di corpi eterni.

Jacopo Scassellati è figlio di artisti – artigiani, conosce i processi di riduzione dei colori e i segreti dei lustri ceramici.
Per Jacopo l'arte è un processo della mente che non può esimersi dal passare attraverso la trasformazione della materia e dei suoi elementi. L'arte è la chimica del fare ed "un'opera vuole essere fatta".

L'artista è innanzitutto artigiano: le mani di Jacopo accompagnano ogni singolo momento creativo, i materiali scelti per la realizzazione dell'opera sono il frutto di lunghissime sperimentazioni nel laboratorio di famiglia, della pratica con il nonno Franco, suo maestro, suo padre artistico, e dei lunghi dialoghi con la mamma Monica, artista e maestra d'arte ceramica.
Jacopo prepara personalmente i pigmenti che stende sulla tela, ed è così che nelle creazioni di questo straordinario talento, la materia psichica, ossia l'idea dell'opera che porta con sé gli istinti, le pulsioni e la libido, si unisce all'intuizione della trasformazione della materia: l'io razionale si combina con la coscienza simbolica in una danza catartica alla ricerca continua e spasmodica della verità.jacopo scassellati il carro degli dei

Jacopo è un'alchimista e come i grandi artisti del "Rinascimento maturo" _ Michelangelo, Leonardo Da Vinci, Raffaello_, le sue opere rappresentano il tempo, le stagioni della natura e dell'anima, le forze primigenie.
Nelle opere che compongono il relativo catalogo si leggono le quattro fasi che inseguono il sogno alchemico. In principio la "nigredo", o fase della materia al nero. Jacopo taglia il ramo da un albero del giardino, lo brucia e lo polverizza, lo mescola con olio e gomma arabica. Il nero che ne ricava e stende sulla tavola è il cielo di notte, l'inverno, la malinconia, la paura della morte, la separazione, la vecchiaia.

Ma poi fendenti di bianco illuminano il racconto ed è "l'albedo", l'alba, la primavera, la fanciullezza, l'acqua che è vita e tutto ristora, il raggiunto equilibrio.
E poi, prima dell'oro, il giallo, la "citrinas", il meriggio, l'aria, la forza della giovinezza, l'immortalità della bellezza, l'eternità del mondo nel suo divenire.

Il ciclo alchemico è concluso: ecco l'oro, la "rubedo", il rosso e l'oro del fuoco, della passione sanguigna che anima il panorama pittorico dell'artista e dei personaggi immortali che lo abitano.
Jacopo Scassellati trasporta l'esperienza dell'arte ceramica nella pittura ed è così che terra (stato solido), acqua (stato liquido), aria (stato vaporoso) e fuoco (la luce), si uniscono in una danza che compone l'anima e l'animus del suo universo mondo.

 

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