I 15 minuti di celebrità

Scritto da Manuel Codignoni. Postato in L'emigrato

Tante cose sono cambiate, quassù, dall'ultima volta che ci siamo scritti/letti.
Andiamo per ordine.
Il 27 ottobre ci sono state le elezioni provinciali. Che per chi vive quassù, in una Provincia autonoma a statuto speciale, di fatto sono più importanti di quelle politiche nazionali. Logico che fossero molto sentite. E che la campagna elettorale, pur nel codice non scritto di un'etica che qui impone di evitare colpi bassi o meschinità gratuite e becere, sia stata colorita ed elettrica. I verdetti in due righe? Ha vinto il centrosinistra autonomista. E si sapeva. Ha stravinto. E questo era meno scontato.

E' scomparso il centrodestra, spaccato anche quassù, e sulla scia di quanto sta accadendo a livello nazionale non era da escludere. Si son difesi i 5 Stelle, ha retto la Lega, è uscito sconfitto l'esercito delle liste civiche, l'unico davvero in grado –sulla carta- di opporsi allo strapotere del centrosinistra autonomista.
Coalizione, quella vincitrice, fondata su tre partiti, principalmente. Il Pd , il Patt [che sta per Partito Autonomista Trentino Tirolese], gli autonomisti della prima ora che avevano anche vinto le primarie assicurandosi così lo scranno del presidente [qui c'è l'elezione diretta, caso credo unico in Italia] e l'UpT, Unione Per il Trentino, partito dell'ex presidente Lorenzo Dellai, ora a Roma con il partito di Mario Monti.

Grossi cambiamenti, dicevo in apertura, ma tutti da verificare. Sempre ammesso e non concesso che di cambiamenti ci sia davvero bisogno, quassù. Ma questa è una considerazione da emigrante.

Tutto questo per dirvi che chi vi scrive, che di lavoro peraltro scrive [scusate il calembour], ha avuto settimane abbastanza complicate, nel seguire la campagna elettorale e nell'analisi dei risultati delle urne. Sono state giornate furibonde, cantava il mai troppo compianto De Andrè.
Tuttavia il suo quarto d'ora di warholiana celebrità lo strampalato gestore di questa rubrica se l'è, suo malgrado, ricavato ben al di fuori dello spazio elettorale. E ora ve lo racconto.

Alcuni di voi sapranno che la mattina alle 7 su Rai3 c'è una trasmissione che si chiama Buongiorno Italia.
Ci sono due studi, uno a Milano e uno a Napoli, che gestiscono a rimpallo la linea dandola di volta in volta alle varie sedi regionali per le notizie provenienti dal territorio. E poi a seguire approfondimenti, meteo, rassegna stampa e così via.
Un giovedì mattina toccava al sottoscritto prendere la linea da Milano per raccontare qualcosa, onestamente non ricordo nemmeno più cosa. Non lo ricordo perché quella puntata passerà alla storia come la più strampalata mai andata in onda.
Innanzitutto a intervalli regolari dallo studio di Milano entrava nell'audio un improbabile fischio a metà tra una campanella di scuola e una sirena dei pompieri. Poi si scoprirà che qualche aquila aveva programmato un’esercitazione di evacuazione antincendio proprio a quell'ora, durante una diretta. E che quello era l'allarme. Ma vabbè. Il bello deve ancora venire.
Ordunque. A Trento tocca l'ultimo collegamento, alle 7.27 circa. E non è il massimo, considerato che alle 7.30 parte un'altra trasmissione, Buongiorno Regione, proprio dal nostro studio e per l'occasione condotta sempre dal sottoscritto, e il materiale all'interno dello studio medesimo va spostato e ricollocato secondo una scenografia del tutto diversa.
Quindi: faccio quel che devo fare, ridò la linea a Milano e appena ci danno il 'liberi' [che in gergo significa 'siete fuori onda, potete muovervi'] io e il collega specializzato di ripresa iniziamo come due manovali a spostare tavoli, plasma, monitor, carrelli, camere, per riconfigurare lo spazio.
Nel mentre il mixer video di Milano, non si capisce bene perché, invece di mandare in onda il colonnello del meteo decide che è il caso di rifare un salto a Trento. Così.
E noi due finiamo in onda di nuovo, sulla Rai 3 nazionale, mentre, trafelati a dir poco, spostiamo di corsa un tavolo nemmeno ce lo volessimo fregare e portare a casa. Una scena da film di Totò.
Immaginatevela. Il sottoscritto che, in giacca e cravatta, serioso, saluta e ridà la linea. Stacco sulla conduttrice che lancia il meteo. Poi di nuovo Trento, a sorpresa. E io e il prode Osvaldo Bortolotti che spostiamo con aria più che mai losca il tavolino. E per finire stacco di nuovo sugli occhi sbarrati della conduttrice che sembra dire 'ma che c…o state facendo???'.

Massì, direte voi, in fondo alle 7 di mattina chi vuoi che guardi la tv!
Qualcuno c'è, evidentemente. Tanto che la sera, mentre sono a casa a strimpellare la chitarra, il mio telefono inizia a squillare forsennatamente. Perché? Perché –mi dicono- siamo finiti su Striscia la Notizia. Che di ascoltatori ne ha fatti, quella sera, 6,8 milioni. Parola del mio direttore di sede, che si è premurato di precisarmelo il giorno dopo tra una risata e l'altra ['nessuno della Rai di Trento ha mai fatto così tanti ascoltatori', ghignava]. A parte il fatto che per uno che ama definirsi Redattore Operaio finire su Striscia mentre si lavora per allestire lo studio [operazione che di solito i giornalisti non fanno, e anzi vengono tacciati dal resto del personale di snobismo per questo] nel giorno dell'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre è più che altro una medaglia… mi resta comunque una domanda, figlia delle tante telefonate e messaggi ricevuti nelle ore successive la messa in onda del pezzo su Canale 5.

Ma quanta c…o di gente ha visto Striscia quella sera?????? Altro che quarto d'ora di notorietà…

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